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Una casa multietnica nel cuore di Maglie

La prima volta che ho messo piede in questa bellissima dimora nel centro storico di Maglie, guardando appese al muro le foto illustranti lo stato originario della casa, prima dell’inizio dei lavori, mi sono chiesto perché, un affermato chirurgo ortopedico e la sua giovane compagna, si fossero cimentati in una complessa ed estenuante opera di ristrutturazione di questo singolare insediamento residenziale.

Un complesso originariamente nato come una corte, abitata da diverse famiglie, molte delle quali prestavano servizio presso il nobiliare Palazzo Tamborrino, situato lungo la stessa strada.

La condivisione della corte, spazio comune, dava la tipica immagine di serenità conviviale del dopoguerra italiano ed è nella memoria di tanti bambini, ora adulti, che passavano all’interno di essa le loro giornate giocando.

Disabitata per diversi anni, e caduta in uno stato di completo abbandono, la dimora viene quindi acquistata dalla giovane coppia. In un primo momento, la conformazione dell’insediamento abitativo porta i committenti ad immaginarla come una struttura ricettiva nel cuore dell’elegante cittadina salentina, ma sin dai primi lavori di ristrutturazione nasce un rapporto di empatia con quel rudere che pian piano inizia sprigionare scorci di una bellezza seducente.

Il pavimento in cemento, le ampie volte, i particolari in pietra, i continui sguardi sulla corte interna pavimentata con le “chianche” originali, danno un’immagine di piacevolezza veramente unica. Si respira aria di storia salentina, anche se il “capolavoro” creato dai committenti è stato quello di aver saputo contestualizzare e fondere concetti di decorazione ed arredo estremamente contemporanei, modulando un design multietnico a una architettura tipica salentina. In casa si passa infatti dai legni naturali di gusto nordeuropeo a lavorazioni tadelakt marocchine, al minimalismo del design milanese.

La miscela di tutti questi ingredienti è veramente gradevole ed unica, oltre che inaspettata. Devo ammettere che si lascia la casa a malincuore, sperando di poter tornare presto a godere di queste sensazioni.

La mia domanda è banale… cosa li ha spinti?

La voglia di mettersi alla prova, di dare libero sfogo alla loro creatività, di creare un contenitore nel quale tutte le loro esperienze, i loro oggetti, le loro idee e le loro emozioni potessero trovare dimora.

In fondo una casa è proprio questo….

Francesco Margari

Fotografie Raffaele La Galla                 

IL LINK DELL'ARTICOLO ORIGINALE    DESIGN & INTERNI MAGAZINE

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