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Fotoritocco SI – NO

La fotografia digitale ha portato ad un sempre maggiore utilizzo del fotoritocco, ma quanto questo sia positivo o negativo  non è facile stabilirlo. Vivendo circondanti da strumenti digitali era ovvio che prima o poi anche la fotografia dovesse subire una forte influenza sia dal punto di vista tecnico che da quello etico.

Nuove professioni e specializzazioni sono nate, tanto che si registra una vera e propria corsa a chi sceglie la professione del fotografo e chi quella dell’elaboratore d’immagini digitali.

Grazie al digitale il fotoritocco è diventato un vero e proprio mestiere che richiede mani ed occhi esperti oltre a ottime conoscenze dei software grafici. Se svolto con attenzione il foto-ritocco è in grado di dare un valore aggiunto alle immagini, sia che esse siano un paesaggio, un ritratto o un corpo umano.

Il fotoritocco è una pratica affascinante e se si hanno conoscenze artistiche o grafiche, è un vero e proprio mondo che vale la pena esplorare in tutta la sua grandezza.

Molte campagne di sensibilizzazione sono nate contro l’utilizzo forzato del fotoritocco, in particolare nel mondo della moda dove le foto vengono sottoposte a ore di interventi di elaborazione per renderle praticamente perfette.

Una buona abitudine in fase di post-produzione sarebbe di ricordarsi che proprio alcune nostre imperfezioni ci rendono unici ed originali e che un eccessivo intervento rischierebbe di rendere le nostre immagini finte, standardizzate. 

E’ importante però capire che, se fatta bene, la post-produzione non è bandita del tutto dalla nostre foto ma al contrario deve essere un valore aggiunto che risalti i nostri lavori.

A chi afferma: “ Se sei un bravo fotografo il fotoritocco non ti servirà mai ” rispondo in modo breve: “ Una brutta foto, dopo tante ore di post-produzione, può (potrebbe) diventare una foto decente. Un’ottima fotografia, con pochi minuti di elaborazione (fatta bene), può diventare GRANDE”.  Non sfruttare questa occasione è, secondo me, semplicemente stupido.

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